dal 28.10.2019 a Vicenza

 Gli alberi di Giancarlo Stella - Opere dal 1990

Accade a Giancarlo Stella, corpo temprato dagli eventi, rafforzato dalle fatiche che non esauriscono la Sua inesausta tensione di vita. Il vento che lo attraversa e lo anima è quello della creatività che trova applicazione sulla superficie della tela. Ricerca pittorica e ambientale maturano assieme, si sviluppano nel tempo all'insegna dei contenuti interiori e dell'espressione linguistica. Dipingere per scavare nel profondo. Gli strumenti per far emergere questo mondo sommerso, per esprimere la condizione dell'individuo alla costante ricerca del proprio sé e della sua affermazione su una vita un tempo avversa sono trasmesse dalla sua Arte. Un'Arte, quella del dipingere che impara da autodidatta a forza di prove e di errori, di confronti ed esercizi. Uno sforzo che darà i suoi frutti iniziali verso la prima metà degli anni Sessanta. Il suo tocco pittorico trasmette un sentimento saturo di emotività che si ritrova, diversamente declinato, nei colori delle sue composizioni e delle nature morte. Sono i primi vasi di fiori dalle cromie accese che non esplodono in un urlo selvaggio, lo trattengono in un clima interiore, carico di lirismo. Rispetto al fauvisme di Matisse i toni sono temperati da un filtro psicologico che è quello dell'introspezione: non a caso si percepisce una certa solitudine dettata dall'isolamento dei fiori, dal loro inserimento in uno spazio indefinito, per certi versi spaesante. I suoi fiori comunicano l'intenso e sottile senso della vita, i suoi effimeri profumi che emanano e fluvi di emotività interiore. Stella misura il rapporto stretto tra le cose, un equilibrio dei pesi e l'armonia delle forme. Una sensibilità maturata sulla scorta di Paul Cèzanne della sua magistrale lezione pittorica: la luce interna alle cose, la loro collocazione simmetrica, l'altezza dell'orizzonte sono alcuni degli aspetti desunti dal pittore d'oltralpe. Il colore mantiene un timbro vivido riconducibile a un Espressionismo francese che è qui privo della propria joie de vivre. Verso i primi anni Settanta ha inizio la serie degli alberi, il filone tematico che segna gran parte del suo percorso creativo e lo accompagna tuttora. Un topos della sua pittura che esula da interessi botanici. L'attenzione rivolta alla Natura non rientra nell'ambito del Vedutismo. La pittura di Giancarlo Stella tende a trasfigurare il soggetto per rinnovarlo. Infonde in esso dei contenuti estranei alla genuina identità dell'albero. La sua pittura, fluida ed espressiva, agisce sulla tela e raffigura la realtà con passione. Azione e rappresentazione confluiscono nello stesso segno che partecipa alla vita delle forme arboree: tronco, rami e foglie sono una cosa sola; sono fatti della stessa sostanza duttile ma resistente ai venti più violenti. Le sue chiome fluenti sbattono al vento, si ramificano nell'aria, interagendo col mondo esterno avvertendone i suoi infiniti umori. Stella si identifica nei suoi alberi, simbolo dell'individuo e della famiglia, partecipa alla loro vita osteggiata dalla Natura. Hanno in comune uno stesso destino che si materializza nella forza del vento. Le sue raffiche scuotono, piegano, cercano di estirpare la vita. La storia di questi alberi è la stessa dell'Artista che, come loro, si oppone alle forze della Natura: nella solitudine e nel martirio l'albero e l'uomo vivono. L'albero, per quanto isolato, affonda le radici in una terra che è quella dell'Altopiano di Asiago, dove Giancarlo Stella è nato e vissuto. E' la sua area esistenziale e lo è nel senso più profondo. Il radicamento nel proprio luogo d'origine si coglie nella scelta di restarvi, stringendo un rapporto di interdipendenza tra l'ambiente e la sua rappresentazione pittorica. La stessa percezione della realtà si è sensibilizzata alla varietà dei suoi colori, dei suoi verdi, alla profondità dei cieli, all'orografia della Terra a mezza strada tra l'altezza delle montagne e il profilo lineare della pianura: uno stato di sospensione che trova il proprio equilibrio nell'orizzonte, l'aurea mediocritas in cui adagiare lo sguardo e riposare. A volte la presenza di un sole ruggente turba la pace siderale del dipinto: l'atmosfera si riscalda, si colora, si carica di energia. I colori si potenziano, accentuano i contrasti fino a compromettere, con la loro consistenza fluida la definizione delle forme. Tutto è in fieri, colto nell'atto della creazione che rispetta giusto il regno del Cielo e della Terra o il bagliore provocato da un'esplosione. Non c'è più spazio per la rappresentazione di un soggetto, la sua puntuale raffigurazione. Il paesaggio costituito da ampie ed espressive campiture cromatiche e da pennellate in tumulto, irriverenti di ogni composta soluzione formale scuote la Natura nel profondo. Una Natura che non è più in grado di accogliere la vita dell'uomo, semmai prorompere con quelle forze che hanno dato luogo alla sua genesi.

Lucia Spolverini

Art Manager Curator